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13 Aprile 2022

Cosa vuol dire essere un vigneto di qualità

Pur utilizzando principalmente il vento per l’impollinazione, le viti possono essere avvantaggiate dalla presenza delle api. È il motivo per cui l'ISMEA (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) ha invitato Laura Bortolotti, a capo del progetto BeeNet, a parlare al Vinitaly 2022.

La tavola rotonda organizzata al Vinitaly (12 aprile 2022) era incentrata sulle api come bioindicatori della qualità del vigneto. In Italia stanno crescendo iniziative centrate sull’importanza della presenza di questi impollinatori nella produzione di uva:  Api in Vigna ad esempio è un progetto lanciato dal mondo dell’apicoltura (Unaapi, FAI) insieme a Confagricoltura per portare le api tra i vitigni del prosecco; Eno-Bee, partito dall’iniziativa di due apicoltrici di Cormons, in provincia di Gorizia, ad oggi mette in rete venticinque aziende vinicole del Collio friulano che hanno deciso di posizionare alveari tra le vigne. E si tratta solo di alcune delle iniziative esistenti, per non parlare della sensibilità individuale di viticoltori che ospitano api nei loro vigneti.

La rete BeeNet ha potuto evidenziare quanto le api frequentino i vigneti italiani. La rete infatti permette di analizzare il territorio che circonda ogni biocentralina attraverso l’uso di mappe del suolo e cartografia regionale ed internazionale, con diversi livelli di definizione.  Delle 359 biocentraline su tutto il territorio nazionale, 160 ricadono in agroecosistemi che includono, in percentuali diverse, zone coltivate a vigneto. Il 15% delle biocentraline sono addirittura circondate da soli vigneti. Un risultato che sottolinea come le api non possano prescindere dagli effetti di questo agroecosistema sulla loro vita.

Ospitare api tra i filari determina un vantaggio economico per il settore vinicolo. Ci sono infatti evidenze che la presenza di api migliori la qualità dei prodotti: è stato dimostrato dall’Università di Udine che il prelievo da parte delle api di sostanze zuccherine dagli acini fessurati può impedire che vi si sviluppino malattie fungine coma la botrite. E in ogni caso le api apprezzano il polline di vite: anche i dati di monitoraggio delle biocentraline BeeNet hanno mostrato la presenza di polline di vite, in oltre ¼ dei campioni. I dati hanno però evidenziato anche che all’aumentare di vigneto nelle vicinanze, non corrisponde un diretto aumento di polline di vite. Questo ci dice che pur apprezzandone il polline, le api non possono limitarsi a questa risorsa ma hanno necessità di un ambiente variegato.

Un agroecosistema è tradizionalmente un ambiente progettato con lo scopo di far crescere delle colture e che vede di cattivo occhio la presenza di altre specie botaniche, spesso considerate “erbacce”. Queste essenze vegetali però sono in grado di attirare impollinatori. Il risultato è che spesso un campo, anche se particolarmente fecondo, è un vero e proprio “deserto” per le api: un ambiente in cui il cibo è eccezionalmente scarso.

Negli ultimi anni c’è una forte spinta istituzionale verso una viticoltura più rispettosa dell’ambiente: il Ministero della transizione ecologica sta promuovendo VIVA, un disciplinare per la sostenibilità della vitivinicoltura che nel suo primo pilastro, quello ambientale (gli altri sono i pilastri sociali ed economici) cita proprio la valutazione della biodiversità – di cui le api sono indicatori - nell’ecosistema agricolo.

Per aumentare la qualità ambientale in questi particolari ecosistemi agricoli si può fare molto. Si può, ad esempio, sincronizzare le pratiche agricole con la vita delle api, evitando trattamenti durante le fioriture più attrattive per le api da miele, come quelle dell’acacia e del castagno o utilizzando i fitofarmaci (spesso obbligatori per la produzione) verso sera, quando le api non volano, o facendo trattamenti in assenza di vento, per evitare dispersioni dei pesticidi nelle aree limitrofe alle vigne in cui possono rifugiarsi gli insetti selvatici. Ma al di là dei trattamenti, per la cui riduzione esistono regole e protocolli – come quelli della produzione bio - si dovrebbe riuscire a dare maggiore spazio a siepi naturali, promuovendo la presenza di api da miele ma anche di api selvatiche, garantendo un flusso di nettare costante, magari incrementando pratiche come il sovescio, tecnica pensata per aumentare la fertilità del suolo tramite leguminose e che può prevedere la semina di specie utili come fonte di nutrimenti per gli insetti.

 I dati di lungo periodo generati dai monitoraggi BeeNet ci diranno se la viticoltura italiana ha raccolto la sfida di dare sostentamento agli impollinatori per eccellenza.

Monitoraggio ambientale con le api


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