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11 Luglio 2022

Che cosa è il pane d'api

Gli operatori BeeNet raccolgono con regolarità “il pane d’api”? Ma di cosa si tratta?

Il pane d’api è il polline stoccato dalle api nelle cellette dei favi (nell'immagine, sono quelle colorate di giallo e arancione). Si presenta come un cilindro impacchettato lungo la celletta, come se essa fosse una botte a sezione esagonale. Le api, che mantengono tali cellette aperte - le sigillano con una goccia di miele, per evitare il deterioramento - prelevano il polline per il loro nutrimento.

Il polline è infatti la fonte di proteine nell’alimentazione delle api. Di esso si cibano soprattutto le larve dell’alveare e le api più giovani. Non viene però da loro consumato come si trova in natura. Le api bottinatrici – così vengono chiamate le esploratrici che partono dall’arnia per esplorare l’ambiente alla ricerca di risorse –  volano verso i fiori, si imbrattano di polline, che raccolgono con cura grazie ad una sorta di pettini che possiedono sulle zampe, formando delle palline che vengono agganciate alle zampe posteriori e lì posizionate sulle cestelle del polline: superfici leggermente concave e circondate da setole ricurve. Questi granuli di polline sono impastati con nettare dei fiori e del miele trasportato dalla bottinatrice. Inoltre, sono arricchiti di speciali enzimi presenti nella saliva dell’ape.

In ogni viaggio l’ape riesce a trasportare circa 7,5 mg di polline che, dentro l’alveare, vengono immagazzinati nelle cellette esagonali nei pressi della covata. Qui alcune api operaie lo compattano, aggiungendo così ulteriori enzimi. Il risultato è un piccolo cilindro di milioni di granuli pollinici in cui cominciano a innescarsi, grazie alla presenza di batteri benefici e lieviti, dei processi di fermentazione lattica.

Così nelle sue piccole “botti” naturali, il polline matura. Abbassandosi il pH generale, l’impasto si sterilizza, allontanando lo spettro della putrefazione batterica del prodotto.  Inoltre, maturando il granulo di polline diventa digeribile dalle api, perché nella celletta viene rotta la superficie del granulo, estremamente resistente e dura.

Il pane d’api si conserva a lungo, così da servire da riserva alimentare per le api anche per l’inverno. Prelevato dall’uomo si è misurato un periodo di conservazione più lungo anche di 15 anni: nell'alimentazione umana viene saltuariamente utilizzato come integratore essendo ricco, oltre che di proteine (25-35%) anche di carboidrati (35-65%), lipidi (5-10%. omega 3 e omega 6), vitamine C ed E e sali minerali.

Una colonia, in un giorno, raccoglie 50-250 grammi di polline (15-40 kg in un anno). Nel protocollo BeeNet il pane d’api è estratto manualmente con una cannula simile a una siringa che permette di prelevare il polline senza residui di cera. In tale matrice si possono cercare residui di sostanze particolari o se ne può valutare la qualità e la quantità: un indicatore della salute dell’alveare e della sua capacità di alimentazione della covata.

Monitoraggio ambientale con le api


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